Traffico di migranti: un “nuovo” modus operandi dei trafficanti libici

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di Giuseppe Licastro

Un recente reportage dal titolo accattivante, Motoscafi veloci fanno rotta sulla Sicilia, di Lorenzo Cremonesi, apparso sul Corriere della Sera il 20 settembre scorso, suscita senza dubbio interesse, poiché rende noto un “nuovo” modus operandi dei trafficanti (smugglers) libici di migranti.

Il resoconto riporta le dichiarazioni di un comandante dei guardiacoste di Tripoli che, sembra mettere in guardia (forse, finanche sbeffeggiare) la “politica” di chiusura dei porti adottata dal nostro Ministro dell’Interno… (emblematica appare, da ultimo, la vicenda della nave Diciotti, un caso posto all’attenzione proprio in questa sede da Francesca Bailo).

Il “nuovo” modus operandi degli smugglers sembra ritornare al tempo (anni Novanta) del traffico (di migranti) ovviamente via mare, operato da Valona in direzione delle coste pugliesi, traffici che utilizzavano anche scafi veloci in grado di sottrarsi all’intercettazione (si richiama opportunamente l’accurato studio della stimata Paola Monzini sul traffico di migranti per via marittima: il caso dell’Italia, segnatamente, l’analisi dedicata all’attraversamento del Canale d’Otranto; uno studio, parte di una ricerca intitolata Geopolitica e dinamiche organizzative del traffico di migranti verso l’Italia: correva l’anno Duemilaquattro…). Difatti, la “nuova” strategia criminale dei trafficanti sembra proprio utilizzare motoscafi piuttosto piccoli, dotati di potenti motori, appunto confacenti a sottrarsi all’intercettazione, ma, soprattutto, (poter) conseguire l’obiettivo verosimilmente prefissato… giungere dritti dritti alle acque territoriali italiane.

Il resoconto contiene, altresì, ulteriori profili di interesse, “dettagli” non da poco, riferiti da taluni «responsabili delle milizie locali», rimasti però anonimi, «che lavorano con i guardiacoste», ossia:

– la partecipazione di una coppia italiana [sic!], addirittura marito e moglie, unitamente a due maltesi, che proprio da Malta agevolerebbero i traffici provvedendo al rifornimento di carburante degli scafi diretti in Italia;

– il possibile (occasionale) ausilio di più natanti, «una decina», partiti dall’Italia (per poi ritornare…), su cui trasbordare, all’altezza circa di Malta, i migranti a bordo degli scafi provenienti dalla Libia, allo scopo, verosimilmente, di impedire l’eventuale intercettazione di tutti i natanti… infatti risulta (sempre da tali dichiarazioni), piuttosto arduo intercettare nello stesso momento i numerosi scafi dotati di potenti motori («al massimo possiamo fermarne un paio: gli altri riescono a passare»): parrebbe, quindi, una “lucida” logica criminale, volta proprio a impedire l’eventuale intercettazione di tutti i natanti, alla peggio, disposta perfino a sacrificare una piccola parte del “carico”.

Tale “nuovo” modus operandi dei trafficanti sembra, per di più, costituire (prima facie) una nuova prova per la nostra valente magistratura, impegnata da tempo (da rammentare un primo, significativo atto della Direzione Nazionale Antimafia, ossia, le linee guida di intervento in acque internazionali tese alla soluzione delle diverse questioni attinenti alla giurisdizione penale nazionale: correva l’anno Duemilaquattordici…), impegnata appunto ad ancorare la giurisdizione penale nazionale, al fine (ovviamente) di contrastare le attività criminali degli smugglers (da menzionare che nel corso del tempo le summenzionate linee guida sono state integrate, allo scopo di adeguare la strategia di contrasto al modus operandi dei trafficanti, un aspetto da tenere costantemente aggiornato al fine di poter comprendere “in toto” la pericolosità delle organizzazioni criminali: si trattava però di integrazioni alle linee guida di intervento in acque internazionali…).

 

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